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SPINNING IN MARE: MAGICO SETTEMBRE di Antonio Lapo


Più d'una volta ho visto lo splendido sole del mattino blandire le cime dei monti con sovrano sguardo, baciare con raggiante volto i verdi prati, indorare pallidi ruscelli di magica alchimia; E, presto, vilissime nubi sopravvennero a lacerare la sua divina faccia e lo nascosero al mondo sbigottito, inducendolo con vergogna a tramontare.    Così pure, un mattino, sfolgorò il mio Sole
e m'investì del suo splendore;ma, aimé, non fu mio che per un'ora: una massiccia nube adesso me l'ha sottratto…(Shakespeare).

Ho voluto volontariamente e inevitabilmente iniziare con questi versi di Shakspeare che semplicemente e con eleganza descrivono, e senza ombra di dubbio illustrano, la bellezza e lo splendore che il mese di settembre regala. Settembre a noi pescatori, oltre che per le virtù poetiche narrate dal poeta inglese, regala sì un piacere interiore nello stare a contatto con la natura adesso più fresca e più piacevole, ma soprattutto regala di nuovo emozioni e adrenalina quasi assopite nei mesi precedenti, la minutaglia fa di nuovo la sua massiccia comparsa nel sottocosta e al suo seguito centinaia di predatori affamati, quindi non ci resta altro da fare che armare di nuovo le nostre canne da spinning e iniziare di nuovo la frenetica attività predatoria che ci ha tenuti magari lontani a causa della massiccia presenza di barche e bagnanti nel sottocosta. Inoltre la temperatura più piacevole e la maggiore possibilità di incontrare una scaduta dopo una mareggiata fanno sì che settembre voglia essere per forza di cosa il mese per antonomasia dello spinning in mare. Si vengono a creare le condizioni giuste affinchè foltissimi branchi di ricciole, leccie amia, serra, barracuda, alletterati e lampughe facciano vere e proprie scorribande nell’immediato sottocosta a caccia di aguglie, cefali e latterini. Ed è questo il momento in cui approfittando della foga con cui i predatori fanno man bassa di novellame che tenteremo la loro cattura utilizzando principalmente attrezzature medio leggere dato che la dimensione delle nostre prede difficilmente potrà raggiungere taglie ragguardevoli. Le scogliere medio alte, le dighe foranee e le foci rappresentano i posti migliori per la ricerca dei nostri pelagici diciamo al rientro anche loro dalle ferie estive. Vediamo un po’ come impostare la nostra battuta di pesca.

 

 

                 

Attrezzatura

Come detto in precedenza, pescheremo utilizzando attrezzature medio leggere in modo tale da aumentare la sensibilità nell’adoperare esche artificiali di ridotte dimensioni e poi in modo da pescare in light tackle aumentando così il divertimento e soprattutto bilanciando in maniera sportiva le possibilità di sconfitta o vittoria nei confronti delle nostre prede. A questo punto la nostra scelta ricadrà su canne con un cast weight compreso diciamo tra i 10 e i 40 gr. La canna deve essere molto sensibile e con un’azione molto fast, questo ci consentirà di avere una maggiore sensibilità in fase di recupero dell’artificiale e in più ci aiuterà non poco in fase di ammortizzazione delle fughe del pesce qualora stessimo pescando con fili sottili. Il mulinello come misura deve innanzitutto essere bilanciato perfettamente con la canna scelta e comunque in teoria si aggirerà nelle misure comprese tra 2000-3500 ed avranno un rapporto di recupero abbastanza lento diciamo bell’ordine di 4-4.5:1. Data la capacità ridotta caricheremo i nostri mulinelli con del multifibra sottilissimo, diciamo massimo un 20 lbs, oppure con dell’ottimo nylon di diametro non superiore allo 0.30. Nel caso adottassimo il multifibre, utilizzeremo un finale di circa 70 cm di diametro massimo dello 0.30 rigorosamente in fluorocarbon, un moschettone a sgancio rapido di libraggio ridotto completano l’opera. Nel caso utilizzassimo il nylon in bobina applicheremo direttamente sulla lenza madre il nostro gancio per l’artificiale che questa volta si comporrà di girellina e split ring.Il nylon avendo più memoria meccanica ed è soggetto ad un maggiore risentimento dell’opera di torsione dei nostri artificiali, per cui oltre a perdere le caratteristiche meccaniche e le proprietà del nylon una minore dispersione di torsioni comporta anche ad una maggiore possibilità di creare fastidiose parrucche. A questo punto la girella sull’artificiale scarica di più le torsioni e lo split ring riduce l’appesantimento sui nostri artificiali con conseguente perdita di movimento, essendo come accennato prima che utilizzeremo esche di ridotte dimensioni. Inoltre consiglio per chi utilizzasse il nylon in bobina di portarsi dietro una bobina di ricambio del mulinello. Un buon cappellino e occhiali polarizzati e un piccolo guadino a maglie larghe completano l’opera. Vediamo adesso di analizzare al microscopio gli artificiali più idonei.

 

Artificiali

Ondulanti & Co.

Gli ondulanti e i cucchiaini che dir si voglia rappresentano senza ombra di dubbio la storia dello spinning in mare. Il loro peso maggiore che ci da la possibilità di raggiungere distanze di lancio elevata e la facilità del loro utilizzo la rendono da sempre l’esca più usata in assoluto. Useremo modelli di dimensioni comprese tra i 10 e i 30 gr nelle forme più svariate. Li recupereremo allegramente in superficie magari qualche volta accelerando o rallentando il recupero simulando così un piccolo pesce foraggio in difficoltà. Anche jig metallici di peso ridotto recuperati velocemente simulando lo short jerk del vertical jig rappresentano una valida alternativa agli ondulanti. Ultimamente ho avuto riscontri positivi utilizzando in mare anche dei piccoli rotanti utilizzati nelle acque interne a cui ho opportunamente sostituito l’ancoretta da freshwater con da mare.

Siliconici

I siliconici rappresentano la carta vincente nella cattura di tutti i pelagici di taglia non ragguardevole. Armati con testine piombate e recuperati nei più svariati modi possibili rappresentano per forma e colori un’attrattiva irresistibile per le nostre prede. Ne troviamo di svariate forme, dal classico vermone, ai grubs o alle imitazioni di pesce foraggio o crostacei, le cosiddette creature. Armeremo i nostri siliconi con testine piombate di peso compreso tra i 10 e i 15 gr. Ci sono svariati sistemi di innesco dei siliconici ma quelli che preferisco e che personalmente reputo i migliori sono il texas rigged, classico antialga, o il texas exposed con la punta dell’amo esposta. Vediamo adesso di descrivere i due inneschi di importazione americana nati per la pesca al bass. Nel texas rigged (figura 1) la punta dell’amo deve essere inserita nel corpo ma non fatta uscire. Per aumentare ulteriormente l’effetto antialga di questo innesco, la punta può essere anche solo appena inserita nel corpo del vermone. E’ un innesco che viene utilizzato quando stiamo pescando su fondali molto accidentati o quando c’è la presenza di alghe, un innesco idoneo a queste situazioni che ci consente di ridurre al minimo ogni tipo di incaglio. La punta è molto nascosta nel corpo dell’esca  per cui la ferrata in caso di abboccata deve essere decisa. Nel texas exposed (figura 2) la punta viene fatta uscire completamente. E’ un innesco da preferire con i siliconici più compatti e quando cerchiamo il pesce in acque sgombre da ostacoli. In caso di abboccata la presa dell’amo è ovviamente è immediata e meno problematica del texas rigged.

  Hard baits

Ho voluto racchiudere nella dicitura hard baits tutte quelle esche che vanno dai minnow ai popper. Le dimensioni dei minnow saranno oscillanti tra i 5 e i 10 cm e saranno senza alcun ombra di dubbio nei modelli di peso generoso. Recuperati velocemente con ripetute jerkate saranno un esca infallibile per quanto riguarda ricciole e leccie amia. Ultimamente sto utilizzando in mare dei piccoli crank bait ossia dei minnow panciuti al cui all’interno sono presenti dei rattlin che emanano in acqua delle fortissime vibrazioni essenziali in presenza di scarsa visibilità in acqua. Date le forti vibrazioni che emettono conviene recuperare questi artificiali operando un recupero regolare del mulinello alternato a piccole e lievi sbacchettate e accelerazioni del recupero stesso. I popper saranno di dimensioni ridotte diciamo massimo 12 cm e di pesco compreso tra 1 15 e 25 gr, che verranno fatti schizzare sull’acqua. Adesso non ci resta altro da fare che andare a pesca. I migliori momenti risultano essere senza ombra di dubbio l’alba e il tramonto, mentre con scaduta e mare mosso le ore centrali della giornata con sole alto in coincidenza con il culmine dell’alta marea risulta essere la situazione migliore. Data la possibilità di catturare in maniera esponenziale prede ti piccola taglia raccomando tutti di affidarsi al proprio buon senso. Non tratteniamo pesci sotto misura che non hanno ancora effettuato almeno un ciclo riproduttivo, tratteniamo solamente quei pesci che superano questo limite o quanto meno prede che hanno subito durante le fasi della cattura gravi ferite. Non mettiamoci al livello di quei pescatori senza scrupoli che compiono mattanze a scopo di lucro o quant’altro, difendiamo i valori della sportività che questo sport trasmette, rispettiamo nostri amici pinnuti e ridoniamoli la libertà tenendo presente che la prossima primavera saranno diventati più grossi…restate in onda

Antonio Laporta

 


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