

SPINNING IN MARE: LA CARTA VINCENTE di Antonio Lap
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LA CARTA VINCENTE
Ci sono alcune occasioni in cui trovarsi in pesca nel nostro spot migliore al culmine dell’alta marea e con una scaduta perfetta non può bastare a salvarci da un caldo e pesante cappotto, ma basta qualche accorgimento e una buona esperienza accumulata sul campo nel corso della nostra vita da spinners per cambiare le sorti del gioco. Non sto parlando di fortuna o di qualche super potere paranormale, ma di una condizione psicologica di sensibilità nel raccogliere e mettere insieme tutti i fattori esterni che ci circondano. Così facendo formuleremo delle domande a cui cercheremo di dare risposta per poter così prevedere le mosse dei pesci e concludere così nel migliore dei modi .Per cui, oggi, mettiamo da parte un attimo le nostre teorie tecniche per parlare del senso dell’acqua che una volta acquisito ci consentirà di compiere grandissime imprese piscatorie.
UNA CAPACITA’ CHE ABBIAMO TUTTI
Che cos’è il senso dell’ acqua? Il suo significato non è semplice e facile da definire. Diciamo che è l’insieme di tanti fattori di cui ci siamo appropriati nel corso della nostra esperienza di pescatori, che uniti ad un indubbio ed accurato spirito di osservazione ed a una mente aperta a tutti i risvolti possibili ed immaginabili, ci consentiranno di pianificare le nostre ore a disposizione per andare a pesca, così applicando il concetto base che sta nella concezione di essere predatore, ossia minimo sforzo massimo risultato. Non stiamo parlando di pescatori maghi o quant’altro, ma di individui che grazie a tante ore passate ad osservare e a capire l’ambiente circostante sono entrati in sintonia con esso traendone tutti i vantaggi che ne possono arrivare. E’ scontato che i risultati che ottiene un pescatore ormai padrone del senso dell’acqua siano di gran lunga superiori a quelli di un neofita o di un pescatore che si affida solo al caso aleatorio. Il senso dell’acqua non è un’abilità innata e non si tramanda per ereditarietà dei caratteri genetici, inoltre non è una cosa stabile e può mutare ed evolversi sempre man mano che ci appassioniamo di più alla nostra disciplina. Ma non dobbiamo confondere quello che ho detto prima. E’ vero che con l’esperienza acquisita nel corso del tempo si diventa padroni di questo “senso” ma ciò non sta a significare che chi pesca ad esempio da venti anni, abbia il senso dell’acqua più sviluppato di chi pesca da solo cinque anni. Chi pesca da tanto tempo può cadere nell’errore di acquisire troppa sicurezza nei propri mezzi denigrando ed escludendo la possibilità di imparare qualcosa di nuovo ogni volta che si esce a pesca. Detto questo e consapevoli che non si tratta di un super potere il cui utilizzo è concesso a pochi eletti, vediamo come può ognuno di noi cercare di sviluppare e trovare dentro di sè il senso dell’acqua.
UNO STATO PSICOLOGICO
Innanzitutto dobbiamo cercare di mettere da parte canne e mulinelli per dare spazio a lunghe passeggiate in riva al mare nell’intento di osservare l’ambiente e capire come si muovono i nostri avversari. A questo proposito consiglierei di informarsi a livello teorico sulla morfologia dei nostri avversari, una bella infarinatura generale ci agevolerà in fase di osservazione. Il fattore principale che sta nell’acquisizione del senso dell’acqua è la volontà propria di mettere da parte ogni convinzione certa e interrogarsi sempre sul perché accadano certi fenomeni. All’inizio non riusciremo a darci spiegazioni plausibili, ed ecco che poi inizia a subentrare il piacere della ricerca delle risposte. A differenza di altri tipi di pesca nello spinning le cose si complicano notevolmente. Ad esempio, nel surfcasting il senso dell’acqua si riduce nella capacità di riuscire ad analizzare una spiaggia e le sue caratteristiche, ma noi bbiamo a che fare con avversari che, pur essendo predatori, nell’80 % dei casi non attaccano le nostre esche per soddisfare il loro bisogno di approvvigionamento calorico quotidiano. Allora liberiamo la nostra mente da tutte le convinzioni che ci sono state tramandate da altre fonti esterne come le voci del bar dei pescatori o quant’altro e iniziamo a basare le nostre battute di pesca sulla nostra voglia di imparare e crescere ogni giorno che passa. Come seconda cosa da fare, bisognerebbe conoscere perfettamente le caratteristiche tecniche di tutta la nostra attrezzatura in modo tale da riuscire ad applicare al cento per cento le loro capacità balistiche adattandole alla circostanza, traendone il massimo vantaggio nella situazione in cui ci troviamo. Una volta imparate tutte le sfaccettature tecniche degli attrezzi che abbiamo a disposizione e interpretata la situzione in cui ci troviamo possiamo capire ad esempio se dover utilizzare un minnow di tipo floating, sinking o suspending oppure se usare un esca di superficie o meno.
ALCUNI ESEMPI PARTICOLARI
Abbiamo parlato finora del concetto base teorico che può spiegare questa capacità di prevedere gli eventi, ma senza alcuni esempi pratici è difficile da capire. Partiamo per la nostra battuta di pesca di ottobre su di una scogliera medio bassa durante una scaduta, schiuma e vento regnano sovrani, tutto lascia presagire la presenza di spigole. Ma qualcosa va sorto, di spigole neanche l’ombra. Neanche dopo ripetuti lanci e cambi di esca, la regina non ne vuol proprio sapere di venire fuori. Perché? Le condizioni ci sono, cosa c’è che non va? Il predatore non c’è? E se c’è, perchè non si decide ad attaccare? Guardiamoci un attimo attorno, cerchiamo la presenza di pesce foraggio, come ad esempio i cefali ed osserviamo il loro comportamento. Se sembrano tranquilli e hanno un andatura lenta e regolare possiamo tranquillamente cambiare spot, ma se hanno un andatura alquanto irregolare fatta di continui e repentini cambi di direzione, e notiamo che sono particolarmente sensibili e attenti anche al nostro minimo movimento allora le cose cambiano, c’è il predatore in giro ma non stiamo riuscendo a convincerlo ad abboccare. Forse perché noi eravamo andati a spigole… Proviamo a montare un’esca più voluminosa e cambiare modi di recupero, magari qualche leccia o qualche serra si trova in zona… Continuiamo con un’altra situazione anomala che potrebbe capitare spesso a chiunque nel periodo autunnale. In un canale portuale notiamo una folta presenza di spigole, montiamo come esca un piccolo minnow dotato di rattlin’ interni, a mio avviso un’esca ideale per questa situazione. Questi tipi di artificiali se recuperati lentamente contro corrente emettono vibrazioni a non finire simulando un pesce in difficoltà, un fortissimo richiamo per le spigole che cacciano in questa situazione. Ma anche qui qualcosa va storto, le spigole inseguono e all’ultimo secondo deviano non attaccando l’artificiale lasciandoci ogni volta con l’amaro in bocca. Anche in questa occasione dobbiamo chiederci il perché dell’anomalia prima di continuare ad insistere in maniera cocciuta e controproducente. Se inseguono l’esca vuol dire che vengono attratte inesorabilmente dal movimento dell’esca, ma qualcosa nell’atto conclusivo dell’attacco va storto. Rilanciamo ed osserviamo meglio il tutto, sembrano convinte nel dare addosso all’esca ma è come se prima di aggredirla vengano disturbate da qualcosa. Il diametro del filo? Riduciamo il diametro ma la situazione non cambia. Il colore dell’artificiale? Niente da fare. Non ci resta invece questa volta che analizzare l’artificiale con cui stiamo pescando. Analizzando le sue caratteristiche tecniche senza ombra di dubbio salta alla nostra attenzione la presenza dei rattlin’ interni che emettono un quantitativo enorme di rumore. Essendomi trovato personalmente in questa situazione, mi chiesi se fosse proprio la presenza di questa fonte rumorosa a dare fastidio alle spigole, il canale era molto stretto e magari le vibrazioni sonore si amplificavano e a corta distanza potevano disturbare il predatore. Decido allora di montare un minnow di tipo silent, senza sferette interno, il risultato fu al quanto sperato con svariati strike. Sono stati degli esempi di pura esperienza personale, ovviamente sta ad ognuno di noi cercare di interpretare e capire e prevedere le azioni più idonee alla buona riuscita della battuta di pesca in relazione all’ambiente in cui si opera. Il senso dell’acqua è una capacità intuitiva personale ed è dovere di chi acquisisce e padroneggia questa capacità di mettere a disposizione degli altri queste loro intuizioni acquisite durante una battuta di spinning, per poter così rafforzare le proprie tesi con qualche contro risposta o opinione della persona a cui ci stiamo rivolgendo. Facendo così si padroneggia davvero il senso dell’acqua, perché si dimostra di essere delle persone semplici ed umili, ed è solo con l’umiltà e la semplicità che si entra in sintonia con il mare, raggiungendo così uno stato di tranquillità mentale. Senza questa tranquillità emotiva e psicologica non è possibile ascoltare e capire i segreti che il mare ogni giorno senza gelosia ed invidia cerca di sussurrarci. I nostri amici predatori sono degli animali semplicissimi e solamente partendo da un azzeramento di tutte le proprie convinzioni e certezze possiamo comprendere i loro comportamenti e comprenderne gli atteggiamenti. Magari così avremo un rispetto più profondo nei confronti dei nostri avversari…restate in onda…Torna all'indice articoli.
