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PESCA A MOSCA - LE BASI di Antonio Laporta


Ricordo ancora come fosse ieri la prima volta che iniziai a far volteggiare sulla mia testa una coda di topo immerso nell’acqua fino alla vita. Quel gesto tecnico così morbido e fluido suscitò subito in me un fascino emozionante. Per non parlare poi del piacere di adoperare quegli attrezzi così leggeri, immerso nel silenzio e avvolto dal fascino di un rosso tramonto alle mie spalle. Senza ombra di dubbio fu amore a prima vista, da lì a prendere la ferma decisione di apprendere tutti i segreti e i misteri del mondo della pesca a mosca in mare.

 Sempre più negli ultimi anni dopo l’effettiva consacrazione dello spinning in mare, una schiera sempre più ampia di appassionati ha approfondito e messo in pratica la conoscenza della pesca a mosca in mare. Dapprima il discorso era riservato solo a quei pochi eletti che potevano permettersi di testare questo nuovo tipo di pesca nei mari più pescosi del mondo, ma si sa, la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo è prerogativa di noi pescatori sportivi, per cui si è iniziato a provare la pesca a mosca in mare anche nelle nostre acque con risultati davvero soddisfacenti. Ovviamente l’oggetto principale delle prime attenzioni dei lanciatori di mosche è stata certamente sua maestà la spigola. La possibilità di trovarla in acque poco profonde e a pochi metri da riva la rendono senza ombra di dubbio l’obiettivo principale da raggiungere. Ma non ci si è fermati solo ad essa. L’attenzione delle case produttrici verso questa nuova nata in casa pesca sportiva in mare, hanno consentito la realizzazione di attrezzi sempre più tecnicamente all’avanguardia, per cui ci è stata data la possibilità di tentare la cattura di tutti i predatori, dal barracuda all’alletterato, dal serra alla lampuga e via dicendo. Si tratta di un tipo di pesca molto tecnico, alquanto difficile da praticare. Oggi inizieremo un periodico viaggio che ci porterà a rendere più chiara questa affascinante tecnica di pesca. Iniziamo a vedere innanzitutto cosa c’è di diverso tra la pesca a mosca e lo spinning per poi analizzare nel dettaglio l’attrezzatura. Di base sicuramente hanno in comune l’utilizzo di esche artificiali, ma se nello spinning per lanciare utilizziamo il peso dell’esca per trascinare fuori il filo dal mulinello, nella pesca a mosca accade praticamente l’opposto. Per lanciare si utilizza un filo pesante, il quale trascina un’esca artificiale dal peso irrisorio. Il recupero dell’esca nello spinning avviene col mulinello mentre nella pesca a mosca avviene mediante l’utilizzo delle mani, e il mulinello ha solo la funzione di contenitore per il filo e di aiuto a contrastare le fughe del pesce con la frizione.

 

 

UNA LENZA SPECIALE

 

Dicevamo, come concetto chiave, che per lanciare queste esche leggere si utilizza un filo pesante meglio noto come coda di topo, ma di che cosa si tratta in termini pratici? Si tratta di un filo composto da un’anima di trecciato o monofilo rivestita da materiale plastico. Questo rivestimento, che di solito ha colori molto sgargianti, non ha uno spessore costante. Molto spesso, infatti, in alcuni punti ha uno spessore maggiore, detto conicità, in modo tale da agevolare la nostra azione di pesca in fase di lancio. Queste differenziazioni di conicità influiscono inevitabilmente sulla stabilità che la coda mantiene in aria, sulla possibilità di effettuare un lancio maggiore e più preciso, ma in particolar modo sulla velocità di penetrazione che la coda può avere nell’aria. Inoltre le code si contraddistinguono per affondabilità e possono essere sia sinking che floating. Questi speciali tipi di filo inoltre posseggono una numerazione che le contraddistingue in base al loro diametro e peso. Questa caratteristica ci vincola e ci condiziona in fase di scelta di utilizzo della canna da pesca

 

LA CANNA

Vediamo adesso come possiamo fare a scegliere una canna idonea a seconda del numero di coda. Invece di avere stampato il lure cast, le canne da mosca vengono contrassegnate dal numero di coda appropriato da lanciare. Diciamo che per l’utilizzo più consono nei nostri mari, la scelta deve ricadere su attrezzi idonei a lanciare code che vanno dalla numero 6 alla 11. Diciamo che per iniziare una buna canna coda 8 per noi amanti della pesca da terra è il miglio compromesso. Le canne da mosca hanno una certa tolleranza ed è quindi possibile utilizzare anche code più leggere o più pesanti a condizione che lo scarto non sia maggiore di un numero inferiore o superiore. Come lunghezza io preferisco una 9’’ che ci consente sia di operare da posti scomodi che di gestire al meglio la preda in fase di combattimento. Di solito questo tipo di canne possono essere in varie sezioni, di solito tre o quattro, rigorosamente ad innesto.

 

IL MULINELLO

Il mulinello da pesca a mosca, come detto in precedenza, ha la funzione di contenitore per la nostra coda di topo e di agevolazione durante il combattimento mediante l’utilizzo della frizione. La cosa più importante comunque è quella di scegliere un modello anticorrosione e che contenga almeno 100 metri di backing da 30 libbre oltre ai canonici 30 metri di coda. Consiglierei inoltre di scegliere quei modelli dotati di antireverse, cioè quei tipi di mulinello dove a girare è la bobina mentre la manovella rimane ferma. Questi modelli sono utili in caso dovessimo affrontare prede importanti e il loro utilizzo è atto solo ad evitare che la manovella possa farci male alle mani. Comunque anche i classici mulinelli direct drive con la manovella attaccata alla bobina vanno più che bene anche se si affrontano pesci di taglia o pelagici in genere. Abbiamo accennato prima al backing. Ma cos’è? Il backing  è del filo che serve per il riempimento del mulinello ed al quale si lega la coda di topo, un ulteriore riserva di lenza nel caso in cui un pesce di grosse dimensioni sbobini tutta la coda di topo. Come misura consiglierei un buon 25-30 libbre.

 

 

FINALE ED ESCHE

Il finale è costituito da vari spezzoni di diverso diametro legati tra loro. Questo accorgimento viene utilizzato per evitare che il terminale possa attorcigliarsi alla coda durante la fase di lancio. Nella realizzazione del finale si parte da una lenza di diametro maggiore, detto “butt” e si finisce a scalare con uno di diametro minore detto “tippet”. Per la pesca in mare basta realizzare e legare tra loro tre o quattro spezzoni di diverso diametro partendo da uno 0.70-0.60 e finendo con uno 0.25-0.30. Ovviamente il tippet verrà variato a seconda dei pesci che vorremo insidiare e nel caso ci fossero pesci con denti taglienti dovremo ricorrere all’utilizzo di un cortissimo spezzone di nylon di diametro maggiore collegato all’ultimo tippet chiamato “shock tippet”.  Inoltre potremo ricorrere all’utilizzo di un corto spezzone di treccia d’acciaio in caso di presenza di pesci serra e barracuda. La lunghezza del terminale comunque non dovrà superare la lunghezza della canna. I tipi di mosche più idonee per la pesca in mare dovranno per forza di cosa non imitare insetti ma piccoli pesci, crostacei o molluschi e dovranno essere di misura compresa tra i 4 e i 12 cm. Il fai da te è una pratica riservata ai più esperti, però oggi sul mercato si sono affermate aziende che realizzano esche davvero belle e funzionanti, un ottimo punto di partenza  per chi si sta avvicinando adesso a questa disciplina.

 

LUOGHI ED AZIONE DI PESCA

Per iniziare consiglierei di battere quegli spot che ci consentiranno di visualizzare a occhio nudo le nostre prede come ad esempio i porti o le foci. Comunque sia dovremo fare attenzione a tutti quei segnali evidenti di attività predatoria come le mangianze in superficie o le bollate. Anche le spiagge profonde rappresentano ottime zone di impiego di questa tecnica. Per quanto riguarda la ricerca della spigola dovremo affrontare tutti quegli ambienti che magari ci hanno riservato catture con lo spinning in mare. Io preferisco le basse scogliere con fondali bassi ricchi di buche, anfratti e canaloni. Ricordiamoci che questa è una tecnica che a differenza dello spinning può regalare catture anche con mare calmo e acqua limpida perché l’esca per conformazione e fattura viene presentata in maniera più reale agli occhi del predatore. Le specie insidiabili con questa tecnica ,oltre  la spigola, sono praticamente tutte le specie predatorie con l’aggiunta anche di pesci grufolatori come gli sparidi oppure cefali, salpe e rombi. Concludendo si tratta di una tecnica di pesca affascinante e molto sportiva per il contatto diretto che abbiamo con la preda, ma anche di un tipo di pesca molto tecnica e difficile da praticare, solo con costanza e dedizione avremo qualche risultato, soprattutto per quanto riguarda la fase di apprendimento della tecnica di lancio. Non ci resta quindi che armarci di tanta pazienza e buona volontà e restare in onda…

 


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