

PROVE PESCA: WIGSTON SALTY TASMANIAN DEVIL
SALTY TASMANIAN DEVIL
Gli ondulanti sono le esche artificiali più antiche ed utilizzate in assoluto. Si hanno documentazioni storiche che ne provano la loro esistenza fin dai tempi più antichi. Il loro funzionamento è facile da spiegare. In sostanza sono dei pezzi di metallo schiacciati e con un profilo pressoché curvo, che una volta in movimento, grazie alla loro forma, si esibiscono in un nuoto irregolare che, unito al potere luccicante del metallo o alle proprietà cromatiche dei modelli colorati, richiamano le sembianze di un pescetto in difficoltà. Nonostante questo suo glorioso e antico passato quest’esca viene oggigiorno snobbata e lasciata nel dimenticatoio, snobbata dai pescatori amanti della tecnologia che avanza sempre di più. Ma tutt’ora risulta essere l’esca più catturante, versatile e semplice da usare, soprattutto per chi si avvicina allo spinning da poco tempo. Inoltre il suo maggior peso gli conferiscono un’ottima lanciabilità. Ne esistono di svariati modelli, dimensioni e forme, ma oggi vorrei parlarvi di un modello davvero particolare nato in Australia e che per nome e movimento in azione di pesca ricorda le movenze del piccolo animaletto australiano chiamato diavolo della Tasmania. Il Salty Tasmanian Devil della Wigston Lures , è un esca lunga 7,5 cm e pesante ben 70 gr composta da un corpo di forma cilindrica curvato a cui si intersecano in maniera speculare due alette che gli conferiscono una forma romboidale. Questa sua particolare forma gli conferisce in acqua un nuoto estremamente irregolare che riproduce il movimento un piccolo pesce foraggio ferito che nuota in maniera difficoltosa. Provai la sua micidiale efficacia in mare parecchio tempo fa e dopo i primi lanci, sono rimasto davvero sorpreso sia dal movimento che assume in fase di recupero, sia per il numero di catture che ha regalato anche in condizioni poco favorevoli come acqua chiara e mare calmo. La sua particolare forma e il grande peso gli conferiscono una potenza di gittata davvero notevole, impensabile per altri tipi di esche al pari dei jig, in relazione comunque alle sue ridotte dimensioni. I predatori che hanno appetito quest’esca sono stati praticamente tutti, dalla spigola alla leccia, dalla lampuga alla ricciola. Per farlo funzionare al meglio basta semplicemente recuperare linearmente senza jerkate magari alternando cambi di velocità di recupero del mulinello. Una volta in pesca, durante il recupero, avvertiremo sul cimino della canna delle ripetute tocche create appunto dal nuoto irregolare del Tasmanian Devil. Inoltre, la versione “salty” presa da me in considerazione per questa rubrica, è specifica per l’uso in mare. Infatti alcuni particolari come l’ancoretta da mare e gli split ring a tre spire super resistenti lo differenziano in maniera evidente dalla versione più delicata da fresh water. Consiglio il suo utilizzo con canne con azione media e progressiva di lunghezza variabile a seconda dell’ambiente in cui pescheremo. Come aggancio opterei per l’utilizzo di una girella da applicare allo split ring in dotazione, in modo da ridurre le numerose torsioni che crea sul filo durante la sua azione di pesca. Insomma un’esca davvero semplice nelle fattezze e nel suo utilizzo che non dovrebbe mai mancare nel nostro parco artificiali, un vero tutto fare che in più di un’occasione, quando tutto non funzionava, ci ha tolto le castagne dal fuoco. E bravo questo diavoletto della Tasmania!
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