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SPINNING IN MARE : SPINNING AI CEFALOPODI di Anton


 

Con l’arrivo del freddo vero, il sottocosta inizia a popolarsi di alcuni predatori davvero particolari. Si tratta di creature veloci, invisibili e voracissime che portano sempre a buon fine i loro agguati nei confronti delle malcapitate prede. Oggi parleremo della pesca ai cefalopodi da terra, ovviamente utilizzando la tecnica dello spinning in mare, una tecnica poco utilizzata che negli ultimi anni sta ottenendo il successo che gli spetta di diritto.

I cefalopodi sono dei predatori davvero temibili dotati di un apparato di propulsione a getto che gli consentono di effettuare scatti temibili con cui afferrano le prede grazie ai loro tentacoli. Sono dotati di una bocca armata da robuste mascelle a forma di becco capaci di frantumare e ridurre a brandelli prede anche molto consistenti. Sono anche dotati di un grosso cervello protetto da una formazione cartilaginea e posseggono un apparato oculare molto grande e sviluppato. Infine grosse fibre nervose presenti lungo tutto il corpo distribuiscono omogeneamente gli impulsi che regolando i flussi di pigmento contenuto in piccole sacchette elastiche, che contraendosi creano vistosi cambiamenti cromatici e conferiscono la caratteristica principale che rende questa tipologia di predatore davvero micidiale, il mimetismo. Insomma non avremo a che fare con creature apparentemente primitive, ma con degli organismi complessi che nel corso dell’evoluzione hanno subito davvero pochissimi cambiamenti, dei veri e propri killer dei mari. La pesca ai cefalopodi ha origini antichissime, ma negli ultimi anni, ha avuto un boom di praticanti grazie al solito “Japan style” che ha spinto le case produttrici a costruire attrezzature specifiche per praticare questa disciplina atipica nei confronti dei classici canoni dello spinning, per cui nasce una tecnica ben definita che prende il nome di “egi fishing”. Seppie, calamari e totani prenderanno il sopravvento sui nostri desideri nei confronti dei ben più classici serra e spigole. Se di giorno la loro cattura diventa occasionale e riservata solo in alcuni spot, i nostri amici cefalopodi di notte, iniziano il loro quotidiano pellegrinaggio verso il sottocosta seguendo quei branchi di potenziali prede che con l’avvicinarsi del crepuscolo migrano verso terra. Ma la differenza sostanziale con lo spinning ai pinnuti sta nell’utilizzo di esche specifiche e nella loro tecnica di recupero. Anche le canne varieranno la loro tipologia di azione spostando la nostra scelta su attrezzi più morbidi e specifici. Vediamo adesso nel dettaglio in cosa consistono queste diversità sostanziali e parliamo di attrezzatura.

ATTREZZATURA

Le nostre amate canne con azione fast, rapide e potenti, lasceranno  il posto a canne molto sensibili con azione morbida e semiparabolica. La loro lunghezza sarà scelta in relazione all’habitat in cui effettueremo la nostra azione di pesca, ma orientativamente utilizzeremo canne di lunghezza compresa tra 8’ e 9’6’’, e avranno una potenza di lancio che oscillerà tra 7 e 25 gr. Queste canne “mollaccione” saranno la mostra arma vincente durante il combattimento con le nostre potenziali prede, che a causa delle loro caratteristiche morfologiche, presentano non poche difficoltà. Infatti, i cefalopodi, non presentano carni compatte, parti ossee o una muscolatura possente, la loro costituzione corporea è molto fragile, per cui l’utilizzo di attrezzi più o meno rigidi potrebbe causare un’eventuale rottura di parti del corpo della preda durante le fughe non bene ammortizzate dalla canna. Un attrezzo molto morbido, non solo ovvia a questo inconveniente, ma in alcuni casi sostituirà per intero l’utilizzo della frizione del mulinello. I mulinelli appunto, dovranno essere molto piccoli e la loro scelta cadrà su modelli di misura compresa tra 2000-3000 con un gear ratio di 4-4.5:1. Come filo utilizzeremo il nylon diretto, più morbido del trecciato, un’arma in più durante i nostri combattimenti “delicati”. Dopo questa infarinatura sull’attrezzatura di base, vediamo adesso di analizzare al microscopio le esche artificiali da cefalopode.

 

ARTIFICIALI

Le totanare sono delle esche artificiali che dovrebbero richiamare la forma di un gambero o di un pesce foraggio nei modelli di ultima generazione dotati anche di paletta stabilizzatrice. La loro caratteristica peculiare sta nel fatto che al posto delle classiche ancorette o dell’amo singolo, posseggono nella parte terminale posteriore una o più coroncine montate in serie di decine di aghi senza ardiglione, che consentono una maggiore resa in fatto di penetrazione nelle carni tenere dei cefalopodi. L’utilizzo dei modelli dotati di paletta stabilizzatrice, a mio avviso, sono da ritenersi sconsigliati per lo spinning, in quanto vincolano sensibilmente la profondità e l’azione di pesca, diciamo che sono più artificiali idonei per l’utilizzo a traina. Per cui, sceglieremo quei modelli affondanti che presentano sotto la testa una bavetta di piombo che può essere di peso variabile compreso tra i 0,3 ai 5 gr. Questa caratteristica, oltre a consentirci di effettuare ottime gittate in fase di lancio, ci consente di sondare i diversi strati profondi dell’acqua. Il loro recupero va eseguito jerkando morbidamente in maniera lenta e facendo ricadere l’esca per poi richiamarla, dopo una pausa medio-lunga, con una successiva azione di jerkata. Adesso proveremo a sintetizzare gli ambienti in cui è possibile effettuare e praticare questa disciplina.

AMBIENTI

Teniamo presente che calamari e totani sono specie pelagiche e di solito si spostano in banchi composti da numerosi individui che possono raggiungere i 300 m di profondità ma che generalmente vivono su profondità comprese tra i 20 e i 100. Ma, come detto in precedenza, compiono migrazioni giornaliere risalendo in superficie durante la notte e tornando in profondità nelle ore diurne. Per cui possiamo trovarli a tiro di canna di notte su fondali meno importanti che presentano una profondità di almeno 5 mt. Quindi gli ambienti in cui opereremo saranno scelti in relazione alla profondità e alla tipologia di fondale presente. I porti rappresentano sicuramente la carta vincente. Fonti luminose, quali fari e lampioni, rappresentano un richiamo infallibile per il nostro target. Le scogliere alte con profondità subito elevate, 15-20 mt almeno, rappresentano un hot-spot ideale per la ricerca di calamari e totani anche nelle ore diurne durante i culmini di marea. Per le seppie la scelta ricadrà su quegli ambienti dove abbiamo la presenza di un fondale misto in prevalenza sabbioso o melmoso, o sui quei fondali che presentano delle vaste praterie di poseidonia. Compiono migrazioni stagionali dettate dal ritmo riproduttivo e questi spostamenti possono variare da zona in zona. Ed è questo il periodo migliore per tentare la loro cattura perché in massa raggiungono il sottocosta presentandosi inevitabilmente a tiro di canna. Di solito questo periodo va a cavallo tra ottobre e marzo. 

 

COMBATTIMENTO E  SALPAGGIO

Dopo aver analizzato il discorso relativo alle fasi di preparazione tecnica dell’egi fishing vediamo adesso di fare il punto sulla parte più delicata di tutta l’azione di pesca, il combattimento e il salpaggio della preda, che come detto in precedenza presenta non poche difficoltà. L’abboccata verrà avvertita con un vistoso appesantimento dell’esca durante il recupero. A questo punto, senza farci prendere dall’entusiasmo e dall’istinto di ferrare prepotentemente, effettueremo con la canna un movimento morbido e progressivo che consentirà agli aghi della coroncina dell’esca di penetrare la preda senza però lacerare e strappare le delicate carni. Il combattimento va eseguito in maniera dolce facendo attenzione a non effettuare movimenti rapidi e bruschi ed assecondando le brevi fughe della preda con l’azione di elasticità della canna, tarando la frizione del mulinello in modo tale da essere un aiuto in più, fungendo da complemento alla curva dell’attrezzo qual’ora la fuga sia particolarmente lunga. Occasione ricorrente se siamo alle prese con dei grossi calamari che con i loro sifoni sprigionano delle fughe abbastanza lunghe e pronunciate. Inoltre, durante tutto il combattimento, cercheremo di evitare di mollare tensione al filo perché, non dimentichiamo, i nostri ami questa volta non presentano ardiglioni e il rischio slamatura è molto alto. Per il salpaggio ci aiuteremo con un buon guadino a Maglie strette dotato di un manico lungo e telescopico. Durante questa fase dovremo prestare maggiore attenzione perché la possibilità di perdere la preda una volta portata in superficie aumentano in maniera esponenziale. Quindi evitiamo movimenti bruschi col guadino o azioni di panico improvvisate con la canna. In conclusione, l’egi fishing, è una tecnica molto divertente, piacevole e rilassante da praticare, una valida alternativa a un bel cappotto che potrebbe riscaldare le freddi giornate invernali prive di famelici serra. Non ci resta altro da fare che andare a tentare la cattura di queste splendide creature dal fascino misterioso e dalle sorprendenti caratteristiche mimetiche e pregustare magari a fine serata una bella cena a base di calamari o seppie…restate in onda…


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