

SPINNING IN MARE: SPIGOLE NEI PORTI di Antonio Lap
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Ci è sicuramente capitato tante volte durante quelle belle serate primaverili di fare una lunga passeggiata lungo qualche molo portuale. Questa pratica apparentemente senza senso, nasceva dall’irrefrenabile curiosità di andare a sbirciare nel secchio o nella rete porta pesci dei pescatori di turno per appurare ed ammirare le loro eventuali catture. Tante volte, soprattutto affiancandoci a qualche bravo pescatore di inglese, nel carniere abbiamo intravisto una lucente e seducente sagoma argentea e longilinea a noi molto cara e familiare. A quel punto dentro di noi inizia a bollire quell’irrefrenabile voglia predatoria, caratteristica peculiare di tutti gli spinners che casualmente o fortuitamente intravedono per qualche ragione sua maestà la spigola. Ma questa volta ingannare la regina presenterà non poche difficoltà, infatti oggi parliamo della cattura a spinning della spigola di notte negli ambienti portuali.
Dopo aver analizzato precedentemente i comportamenti e le modalità di cattura della spigola nel suo ambiente più selvaggio quale la scogliera bassa, oggi analizzeremo quali potrebbero essere le possibilità di fare l’incontro con il serranide in un altro ambiente, ossia il porto. Questo tipo di habitat, pur non prevedendo le difficoltà logistiche della scogliera, comporta un livello di difficoltà altissimo in quanto, come vedremo, la spigola assume atteggiamenti diversi nei confronti delle nostre insidie, atteggiamenti completamente sballati rispetto alla classica concezione dello spinning alla spigola. L’unica variabile costante che abbiamo in nostro possesso a riguardo è che tenteremo la sua cattura di notte. Vediamo inizialmente di analizzare l’ambiente del porto per poi concentrarsi sull’aspetto tecnico vero e proprio.
L’ANALISI DELL L’AMBIENTE ARTIFICIALE
Un porto, turistico o industriale che sia, essendo un ambiente artificiale, tende a essere frequentato in massa dai pesci. Qui la minuteria riesce facilmente a trovare cibo e riparo dalle mareggiate durante tutto l’arco dell’anno, inoltre nei porti la temperatura dell’acqua è sempre qualche grado più calda di quella del mare aperto, ragion per cui anche d’invero risulta essere l’ambiente più popolato in assoluto di pesci. Al seguito di pesci piccoli, ovviamente, non possiamo non trovare i nostri cari amici predatori, tra cui la spigola, che però in questo ambiente non si comporta come un vero e proprio predatore in alcune occasioni. Ma prima di analizzare questa affermazione vorrei soffermarmi nell’analizzare nel dettaglio questo ambiente. Un porto è sicuramente formato da dighe foranee, moli, piattaforme galleggianti, corpi morti sommersi e canali, alcune volte sono dei veri e propri labirinti di ingressi. L’altra caratteristica dei porti è quella che l’acqua al suo interno assume un carattere di staticità, per cui scarterei a priori di prendere in considerazione come hot spot quei punti in cui l’acqua rimane ferma o quasi stagnante. Gli ingressi e i lunghi canali dove la corrente diventa davvero forte, sono invece le zone da battere con insistenza nel tentativo di insidiare la nostra spigola. In questi punti, data la forte presenza di corrente, si creano quelle situazioni in cui c’è un importante passaggio forzato di microrganismi, molluschi, gamberi e pesci in generale. Inoltre in questi punti la possibilità che una potenziale preda abbia difficoltà di nuoto sono maggiori. Insomma, il luogo ideale per qualsiasi predatore che sappia destreggiarsi a suo piacimento tra le forti correnti sottomarine, e sappiamo che la spigola è maestra in questo. Ma non sempre la spigola tende a cacciare in questo tipo di ambiente. Infatti, soprattutto nelle ore diurne, tende a comportarsi in maniera molto strana. Tante volte mi è capitato di intravedere qualche bella spigolona ferma all’ombra sotto qualche imbarcazione, ovviamente spinto dall’entusiasmo ho iniziato a lanciarle e farle passare da vicino ogni sorta di leccornia artificiale, ma sempre con lo stesso risultato, niente. La situazione mi ha fatto riflettere più del dovuto perché la spigola, pur vedendo il mio artificiale, non si è degnata neanche di inseguirlo per curiosità, situazione molto anomala per un predatore del suo calibro. Quindi ho iniziato a valutare la possibilità che la spigola, per comodità, all’interno del porto tenderebbe a passare gran parte della giornata ad abbandonare il suo istinto predatorio e territoriale, per comportarsi come un grufolatore o magari assumendo i comportamenti di un cefalo, un vero esempio di come fare di necessità virtù con il minimo sforzo. E’ evidente che la spigola di giorno, pur in presenza di forti correnti e pur sapendo approfittarne, non riesce a portare a termine i suoi agguati perché risulta essere troppo visibile in situazioni di acqua chiara come l’ingresso dei porti o in quei punti in cui l’acqua è veloce. Per cui dovremo dedicargli le nostre attenzioni nelle ore notturne. Come detto e affermato in un’altra circostanza, la tendenza di una spigola a rendersi insidiabile con maggior frequenza, dipende anche da fattori esterni come il meteo, le fasi lunari e le maree. In primis, nella situazione porto, i momenti di maggior attività di spigole in caccia si sono avuti durante le ore di bassa marea, al contrario di quanto affermato per l’ambiente della scogliera. Inoltre, si è avuto un sensibile aumento di incidenza dell’influsso delle fasi lunari in questo ambiente particolare. Durante le fasi lunari crescenti si sono registrati attacchi e catture a ripetizione mentre durante le restanti fasi lunari le abboccate sono state quanto mai rare o assenti. Inoltre l’arrivo di una perturbazione può condizionare in meglio il risultato finale della nostra battuta di pesca. Fattori esterni o artificiali che possono facilitare il nostro compito sono la presenza di fonti luminose, infatti la spigola tende a nascondersi nelle zone d’ombra, per poter così scagliare attacchi micidiali alle povere prede che passano nel loro raggio di azione. Attenzione a pescare nelle situazioni di forte corrente. La spigola tende a posizionarsi con il capo controcorrente, facendo così riesce a scattare in maniera veloce su pesci e crostacei che difficilmente, al contrario suo, riescono a fronteggiare e ad opporsi in maniera fluida alle correnti. Anche in questo caso la spigola è il più grande esempio della teoria massimo sforzo minimo risultato. Abbiamo quindi fatto il punto sull’ambiente e il comportamento al suo interno della spigola, vediamo adesso di fare il punto sugli artificiali che in questo caso devono presentare alcune caratteristiche tecniche ben definite.
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ARTIFICIALI E AZIONE DI PESCA
Prima di iniziare a parlare di esche vorrei fare un attimo una precisazione sull’attrezzatura. Le canne dovranno essere di azione fast e di potenza compresa tra 7-23 gr oppure 15-40 gr e la loro lunghezza sarà scelta in base al luogo in cui stiamo pescando. Il mulinello sarà scelto in base alla canna in modo tale da non sbilanciare l’accoppiata e sarà caricato con del multifibra da 15 lb a cui collegheremo un terminale di fluorocarbon dello 0.30-0.35 lungo circa 70 cm a cui applicheremo un moschettone a sgancio rapido per collegare la nostra esca. Le esche da preferire in questa circostanza devono essere in grado di scendere in profondità e di saper fronteggiare situazioni di alta turbolenza. Nello specifico del porto stanno avendo degli ottimi risultati i cranckbait. Sono delle esche artificiali di forma compressa e dall’aspetto goffo che danno l’idea di essere un piccolo pesciolino paffuto. Il loro utilizzo fino a qualche tempo fa era di uso esclusivo dello spinning in acqua dolce, ma ultimamente si è dimostrata la carta vincente in mare soprattutto se parliamo di spigole. La loro caratteristica fondamentale sta nel movimento, chiamato wobbling, che gli conferisce una particolare oscillazione e la possibilità di lavorare bene e in maniera adescante anche a basse velocità. Ne esistono decine di modelli e versioni, ma quelle che interessano a noi saranno di tipo “deep” e “silent”. I modelli deep sono quelle esche dotate di palettone pronunciato che consente all’esca di scendere a profondità maggiore durante la fase di nuoto. I modelli di tipo silent, invece, presentano la caratteristica di non possedere sfere di metallo all’interno per cui durante il nuoto non emettono nessun tipo di suono o vibrazione aggiuntiva a quella del suo movimento. Queste due caratteristiche se accoppiate risultano essere la carta vincente nella scelta del nostro cranckbait. Vengono scelti i modelli di tipo silent perché la spigola presenta la linea laterale molto sviluppata. La presenza di sfere che amplificano il rumore, porta a una situazione di disturbo nei confronti del pesce che sta per attaccare, infatti alcune volte può capitare di vedere la spigola inseguire l’artificiale di tipo rattlin per poi scansarlo infastidita all’ultimo istante. In un ambiente ristretto come un canale portuale questo rumore può venire amplificato, in sostanza sarebbe come se qualcuno ci urlasse in un orecchio. Il recupero dell’esca va effettuate nel seguente modo. Innanzitutto lanciamo a monte di corrente e iniziamo il nostro recupero in maniera lineare alternato a qualche breve jerkata, avendo l’accortezza di far restare il filo sempre in tensione, al fine di far eseguire all’esca il corretto movimento di wobbling anche a favore di corrente. Usando artificiali con palettone, se la profondità non è elevata, avvertiremo dei vistosi colpi al cimino causati dall’urto della paletta sul fondo. In questa occasione non allarmiamoci ma continuiamo il nostro recupero perché si viene creare una situazione di simulazione di un pesce che sta brucando sul fondo, pratica che abitualmente viene svolta dalle mormore ad esempio. Una volta avvertita l’abboccata ferriamo prontamente e iniziamo il combattimento vero e proprio. In questa fase facciamo attenzione a tutti gli ostacoli che un porto può riservare come corde, piloni o corpi morti. La spigola è maestra nell’usufruire di questi ostacoli per liberarsi dalle nostre insidie, ma noi non dobbiamo mai perdere la calma per non rischiare di rompere il filo o slamare il pesce. Un ultimo consiglio una volta arrivati sul luogo di pesca. Cercate di rimanere quanto più fermi, nascosti nell’ombra e in silenzio, la spigola in questi ambienti acquisisce un’esperienza ed una sensibilità sensoriale fuori dal comune, è capitato a me personalmente veder sparire le spigole sotto di me solo per aver salutato il mio compagno di pesca. Quando si parla di spinning alla spigola ogni dettaglio non deve essere mai lasciato al caso, perché vedere la nostra regina tra le mani non ha prezzo, un amore tra spinner e spigola che dura da sempre e non finirà mai…restate in onda
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