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SPINNING IN MARE: DELIRIO RICCIOLA di Antonio Lapo



 

Dopo il freddo e le mareggiate che hanno caratterizzato i mesi invernali, riponiamo tutti i nostri cappotti per riprendere di nuovo più assiduamente la nostra attività predatoria di spinners. Con l’arrivo della primavera, il sottocosta inizia a ripopolarsi di minutaglia. Cominciano ad avvicinarsi le prime occhiate, cefali e sugarelli, ed al loro seguito fanno la loro prima accostata i predatori pelagici. Uno di questi in particolare, vuoi per la difficoltà della cattura con artificiali, vuoi per la potenza che sprigiona durante il combattimento, per la sua bellezza e per il prestigio della cattura effettuata a spinning,  suscita un fascino unico, le grandi ricciole. Non andremo a caccia di piccoli esemplari ma di quegli esemplari di peso superiore almeno ai 3 kg.


 

DOVE E QUANDO
I cosiddetti “palettoni” sono risultati essere davvero efficaci nelle giornate in cui le lole risultano essere più diffidenti.
Un predatore maestoso e potente, la ricciola(seriola dumerili), è un pesce appartenente alla famiglia dei carangidi che vive in folti branchi nello stadio giovanile per poi assumere un comportamento più gregario col crescere di dimensione. E’ un pesce di una potenza inaudita,  l’unico pesce osseo in grado di convivere con lo squalo, la massima espressione dello spinning dei nostri mari, un vero game fish.  Fa la sua prima fugace comparsa sottocosta in primavera per poi allontanarsi nel periodo estivo per poi riaccostare con l’avvicinarsi dell’autunno. Sono questi gli unici momenti in cui possiamo affrontarli a spinning da terra o da natante, il momento in cui riprendono a cacciare con foga per riprendersi dalle fatiche riproduttive. Dobbiamo essere pronti a scoprire e cogliere il momento della loro accostata dato che la loro permanenza sottocosta non dura che poco più di un mesetto. In questo momento perdono parzialmente la loro proverbiale diffidenza nei confronti degli artificiali. Per carpire il momento della loro accostata bisogna ricercare quei segnali che ci consentono di individuare quegli atteggiamenti di allerta e mai rilassati da parte delle loro prede, anche se non assisteremo magari a vere e proprie mangianze in superficie. Innanzitutto dobbiamo sapere quali sono gli spot che ci consentono l’incontro con essa. Faremo i nostri tentativi all’ingresso dei grandi canali portuali e sulle scogliere medio basse che a 40-50 mt da riva ci consentono di avere un fondale di circa 14-15 mt con fondale misto roccia e sabbia e con la presenza di secche e scogli affioranti. I migliori momenti  della giornata sono senza ombra di dubbio l’alba e il tramonto, ma possiamo cercarle anche nelle ore calde e centrali della giornata e in coincidenza con il culmine delle maree..

 


OCCHIO ALL’ATTREZZATURA
L’avversario non consente margini d’errore, quindi perciò nulla deve essere lasciato al caso.  Utilizzeremo attrezzi potenti e di indubbia affidabilità e robustezza. Le canne dovranno essere lunghe tra i 2.40 e i 2.70 mt a seconda dell’ambiente dove pescheremo ed avranno una potenza di lancio compresa tra 50 e 120 gr. Saranno  attrezzi di massima qualità, molto nervose e potenti che ci consentiranno di effettuare una corretta azione di contrasto delle fughe potenti del pesce, una potente azione di pompaggio, non che dovrà consentirci di effettuare una corretta azione di lavoro dei nostri artificiali. La scelta del mulinello ricadrà su attrezzi nella misura 6000-8000 a frizione rigorosamente anteriore. Imbobineremo il mulinello con del multifibre del diametro compreso tra lo 0,18-0,24 libbre. Un blood knot eseguito correttamente ci consentirà di unire al filo in bobina un terminale in nylon di ottima di qualità lungo circa 60-70 cm di diametro dello 0,60-0,70. La scelta del terminale in nylon  nella parte finale sta a giustificare la maggior resistenza del nylon all’abrasione rispetto ad un trecciato o multifibre. Alla fine del nostro terminale applicheremo mediante un nodo palomar, che considero il migliore, un moschettone senza girella o un aggancio rapido tipo break way da 80-100 lbs. Massima attenzione agli accessori corredati ai nostri artificiali, anellini e ancorette, devono essere della massima qualità e affidabilissime. Se quelle della casa madre non ci convincono provvederemo alla loro sostituzione con altre di maggiore qualità e affidabilità.
 

GLI ARTIFICIALI

 

Gli atificiali dovranno essere di generose dimensioni e comprenderanno tipologie inconsuete per lo spinning classico in mediterraneo. Quindi ampio spazio a minnows nelle misure da 10-14 cm prevalentemente affondanti che ci consentiranno di pescare negli strati d'acqua inferiori. Useremo quei pesciolini che finora abbiamo sempre snobbato per la loro difficoltà d uso e che per natura e tradizione si prestano magari ad un uso più indirizzato nella traina. Un esempio sono i minnow con paletta metallica che indirizzati alla grossa ricciola hanno fatto la differenza. Anche i monnow con paletta in plastica, diciamo classica si sono però dimostrati efficaci. Il fattore determinante per il loro corretto utilizzo è il recupero che andremo ad effettuare nelle nostre sessioni di pesca. Sarà un recupero caratterizzato da violente e ripetute jerkate alternate ad un azione del mulinello atta solo a recuperare il filo in bando che inevitabilmente si creerà nell azione di jerkata. Un altra tipologia di artificiali da usare, soprattutto in condizioni di mare calmo e cielo limpido saranno le esche da top water. A livello spettacolare l utilizzo di questi artificiali non ha paragoni, soprattutto se si pensa che andremo ad insidiare il nostro amato carangide. Spazio allora a grossi popper da 40 gr in su per arrivare sino a 120 gr, ranger e bounder. Il recupero di queste esche verrà effettuato a canna alta facendo saltellare i nostri artificiali sulla superficie, creando quell'azione di richiamo irresistibile che queste esche esercitano inevitabilmente nei confronti dei grossi pelagici. L'utilizzo di queste esche richiama molto la pesca a spinning che viene praticata nei mari tropicali alla ricerca dei giant trevally, il tutto quindi assume un fascino tutto particolare perchè esercitato nei nostri mari.


IL COMBATTIMENTO


La parte più difficile ma la più entusiasmante ed emozionante nello spinning alla ricciola iè senza ombra di dubbio il combattimento. L'abboccata è subito potente ed improvvisa. Alla nostra potente e prolungata ferrata seguirà una prima serie di sfuriate verso il fondo da parte del pesce che avranno l'obiettivo di rompere il nostro terminale su qualche scoglio. In questa prima fase dobbiamo mantenere il selfcontrol e non concedere al pesce più del filo dovuto aiutandoci con una corretta azione di palming. La ricciola, anche se dotata di una forza impressionante, tende ad assumere dei comportamenti standard duranti combattimento. Dopo le prime fughe potenti tende a farsi recuperare per alcuni tratti per poi ripartire nuovamente verso il fondo. Queste sue ripartenze sono preannunciate con dei ripetuti colpi sul cimino della canna facendo sembrare come se stesse prendendo la rincorsa. Una volta superato la fase delle sfuriate effettueremo una poderosa azione di pompaggio per portare la preda in fase di salpaggio. Per la fase di salpaggio se fosse possibile cerchiamo di usare il raffio, magari ci aiuteremo con un capiente guadino o un boga grip, in modo tale da non provocare gravi danni alla nostra preda e consentirci di effettuare, con tutte le precauzioni del caso, il rilascio della preda. Vedere il nostro avversario ormai vinto che si allontana tra i flutti non ha prezzo mentre noi felici e soddisfatti siamo convinti che il nostro avversario ci concederià di nuovo qualche minuto di pura adrenalina e come dico sempre io restate in onda.

 

Antonio Laporta


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