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AMBIENTE: LA SCOMPARSA DELLE ORCHE


LA CONTINUA SCOMPARSA  DELLE ORCHE

 

In ogni famiglia che si rispetti ci sono degli screzi qualche volta. Anche in quelle delle orche assassine. Michael Noonan  del Canisius College (Usa), osservando alcuni esemplari di questa specie in cattività, si è accorto che talvolta litigano e spesso le “discussioni” sono tra mamma e papà. Di solito, infatti, è la femmina a rincorrere il partner, che se la dà a “pinne levate”. Ma al contrario di quello che potrebbe sembrare dal nome, le orche non sono poi così aggressive con i loro familiari. I due litiganti, dopo essere stati lontani per qualche minuto, si riconciliano nuotando in modo sincronizzato uno affianco all’altro e dopo una decina di minuti l’armonia torna a regnare nella vasca. E’ la prima volta che viene messa in luce la capacità di fare pace di questi grandi mammiferi marini, finora osservata solo negli scimpanzè  e in altri primati, mostrando una elevata curiosità verso l’uomo, avvicinandosi spesso alle barche e sollevando il muso in modo da osservare ciò che accade oltre il pelo dell’acqua. Sono inoltre capaci di grandi balzi fuori dall’acqua, che vengono usati per intimorire le prede, per stordirle, ucciderle, ma anche per puro divertimento e  gioco.

Le orche hanno da sempre incuriosito i ricercatori per le loro strategie di caccia. Nel 1970 alcuni etologi osservarono per diverso tempo un’orca che aveva elaborato una machiavellica strategia di caccia. Giunto sulle coste dell’Argentina, il grande mammifero marino fingeva di essersi arenato a pochi passi dalle spiagge. La visione del pericoloso animale in difficoltà rendeva meno inquiete le foche, che proseguivano così la spola tra la spiaggia e le acque dell’oceano. Quando una foca era sufficientemente “a tiro” , l’orca si animava improvvisamente mordendo al collo la propria preda per poi scivolare rapidamente sott’acqua. Il mammifero marino riusciva a coordinare le proprie battute di caccia con le maree, così da non rischiare mai l’effettivo spiaggiamento. Sono animali estremamente intelligenti e, secondo le ricerche di  molti studiosi, sarebbero in grado di insegnare con dedizione alla nuove generazioni, le tecniche di caccia più efficaci, compresi i trucchi del finto spiaggiamento  e dell’onda per travolgere le prede  sulle placche di ghiaccio. Purtroppo questi splendidi mammiferi sono a rischio di estinzione. Qui di seguito riporto alcuni tratti salienti di un articolo di Fulvio Giovanetto tratto dal Messaggero, che ci da un’idea sulla situazione attuale che riguarda non solo le orche ma anche altri mammiferi, tra cui l’uomo. Le orche marine e gli umani sono i maggiori predatori della vita marina dell’Artico, e la competizione per le limitate risorse alimentari conduce ad un conflitto naturale. Conflitto ad armi impari: si pensi che fra il 1940 e il ’60 le marine statunitense e canadese usavano le orche come obiettivi mobili nelle esercitazioni. Entrambi i mammiferi stanno alla cuspide della catena alimentare artica, entrambi mangiano e immagazzinano contaminanti e scarichi industriali. Questi intelligenti, matriarcali e sociali cetacei marini, nel 1999 sono state dichiarate specie in estinzione in Canada. Ma inspiegabilmente le orche continuano a morire. Restano probabilmente solo 200 individui delle popolazioni dell’ Alaska e dell’isola di Vancouver. Ne muoiono ormai a decine, soprattutto giovani e neonate. Sulle cause abbiamo solo ipotesi: l’inquinamento marino, la diminuzione delle fonti alimentari (soprattutto il salmone chinoook), il continuo transito ravvicinato di navi, che disturbano le loro comunicazioni e forse la capacità di procurarsi cibo: sembra che stare per 20 minuti alla distanza di un chilometro da una nave che viaggia ai 25 nodi basti per riportare danni auditivi permanenti. Qualcuno più semplicemente ipotizza che le orche siano arrivate al limite delle capacità del loro ecosistema. Numerosi studi dimostrano che le popolazioni delle orche del Pacifico nordamericano, con i loro 140 chili di pesce consumati quotidianamente, sono i mammiferi marini più contaminati al mondo: in alcuni individui sono state trovate concentrazioni di Pcb nel corpo fino a 250 ppm (parti per milione). I Pcb (bifenili policromati) sono componenti industriali cerosi usati dall’industria elettronica e dalle stamperie dal 1929; solo di recente l’uso è stato limitato da accordi internazionali.I Pcb agiscono come sostanze cancerogene che si attivano come ormoni interferendo in molte funzioni del corpo, si accumulano nei grassi e creano disfunzioni riproduttive e immunologiche. Sono ritenuti i principali contaminanti organici responsabili della morte e delle disfunzioni riproduttive di delfini, balene, orsi polari, aquile marine. Possono accumularsi nei sedimenti marini e lacustri, restare inalterati per anni e poi d’improvviso attivarsi, entrando nella catena alimentare. Hanno già contaminati tutti i fiumi e laghi statunitensi, in particolare l’Hudson e i Grandi laghi. I Pcb sono solo una delle cause dello sterminio silenzioso della vita marina, complicato dal fatto che le specie reagiscono in modo diverso alle stesse componenti, ciascuna cercando di adattarsi per sopravvivere all’avvelenamento; orche e foche per esempio dimostrano una capacità molto maggiore di scomporre le diossine di noi umani. Attraverso la catena alimentare il Pcb arriva agli umani. E nell’Artico, al vertice della catena alimentare ci sono gli Inuit. L’alto livello di Pcb trovato nel sangue dei bambini esquimesi è stato associato a infezioni del sistema auditivo e a gravi disfunzioni del sistema immunitario.

L’Agenzia di protezione ambientale Usa ha associato il consumo di alcuni pesci del fiume Hudson, contenenti Pcb, al rischio di tumori e neoplasie. Secondo le popolazioni native costiere, le orche hanno il potere di appartenere al mondo terrestre e a quello marino, muovendosi facilmente fra l’acqua e l’aria, fra la vita e la morte. In alcune leggende sono fonte di salvezza, perché aiutano i pescatori a trovare salmoni; in altre vederle apparire d’improvviso è un presagio di morte o del ritorno dello spirito di uno sciamano che viene a chiedere conto. Per i Kwakiutl le orche, con i salmoni e gli umani, sono parte di una trinità di forme viventi connesse spiritualmente. Molte tradizioni native associano l’estinzione delle orche alla nostra stessa estinzione. Greenpeace e altri gruppi ecologisti hanno cominciato una campagna per proteggerle, ad esempio istituire nuove riserve di salmoni nelle acque nordamericane, e creare gli elementi di una futura coesistenza.

Angela Sara Del Villano

 

 


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