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SPINNING IN MARE: SHORE JIGGING di Antonio Laporta


Che il vertical jigging sia la tecnica più in voga in questo momento della pesca sportiva non ci sono dubbi. L’utilizzo di jig metallici recuperati dal basso verso l’alto ha permesso di insidiare pesci che fino a questo momento erano ritenuti insidiabili con altre tecniche come ad esempio la traina. Ma nel vertical vengono pur sempre utilizzate esche artificiali, da lì allo spinning da terra lo spazio è breve, e quindi nasce una nuova tecnica, lo shore jigging.

Nato come al solito in Giappone qualche anno fa, lo shore jigging significa letteralmente jigging dalla costa, quindi per cui stiamo parlando di una vera e propria tecnica precisa e non di un tentativo di imitare la ben più famosa tecnica praticata da natante. A priori, l’impiego di un jig dalla riva sta a giustificare una necessità alcune volte ossessiva di raggiungere distanze impensabili con altre esche artificiali, per cui, riusciremo a sparare oltre la soglia dei 50 metri le nostre esche in tutta tranquillità. Una tecnica pratica e dinamica rivolta alla cattura di tutte le specie predatorie e non solo e in seguito vedremo perché. Un altro vantaggio dello shore sta nel fatto che potremo sondare strati d’acqua più profondi, addirittura nelle immediate vicinanze del fondo con la netta conseguenza di poter insidiare pesci impensabili per lo spinning quali dentici e cernie. Un ramo dello spinning a 360° gradi che si sta diffondendo sempre di più nei nostri mari e che sta portando le case produttrici di attrezzatura alla creazione e realizzazione di attrezzi specifici per questa tecnica affascinante, dinamica e tutto sommato semplice da praticare.

                   

LA SPERANZA E’ UN PEZZO DI METALLO

Iniziamo a parlare delle esche in questione. La più consueta plastica o balsa di un minnow o un popper lasceranno il posto ai più pesanti e aereo dinamici  jig metallici. Questa loro caratteristica ci consentirà innanzitutto gittate impensabili e in più ci consentirà di raggiungere in maniera rapidissima gli strati più profondi dell’acqua. Ne esistono di svariati modelli. Possiamo utilizzare tranquillamente i jig da vertical senza tralasciare il fatto che adesso le aziende stanno producendo dei jig specifici da casting studiati a posta per il lancio dalla costa (vedi il box). La forma che tenderemo ad utilizzare sarà quella allungata e sottile nelle grammature tra i 10 e gli 80 gr. Brillanti e sgargianti saranno una vera attrazione sia per i predatori pelagici che per sua maestà la spigola. Infatti recuperati a saltelli sui bassi fondali in presenza di scaduta hanno portato alla cattura di belle spigole. Il recupero verrà effettuato in svariati modi, seguendo comunque le due linee base che sono quelle del long e dello short jerk. Il long jerk viene effettuato quando alterniamo un ampio movimento di jerkata a lunghe pause atte a recuperare il filo in bando creato dal movimento della jerkata stessa. Con lo short jerk recupereremo l’esca con un lavoro continuo di manovella alternato da piccole jerkate, volendo fare un esempio banale pensiamo al movimento alternato che fanno i pedali di una bicicletta. Ovviamente sia nel long che nello short valuteremo la frequenza della jerkata in relazione sia del tipo di pesci che intenderemo insidiare, sia in relazione alla profondità su cui stiamo operando. E’ logico che se stiamo pescando su un fondale di un metro e mezzo con un jig da 50 gr dovremo recuperarlo in maniera più rapida. Armeremo i nostri jig o con un assist hook nella parte anteriore collegato al terminale con un attacco solid ring-split ring, oppure applicheremo un’ancoretta o un amo singolo nella parte terminale. Passiamo adesso ad analizzare un altro tipo di jig metallici, i kabura. I kabura sono una specie di polipetti formati da una testa voluminosa in metallo che può essere di varie forme, e un gonnellino di tenta coletti che ricordano appunto la forma di un piccolo cefalopode, all’interno dei quali si nasconde un ancoretta o nel maggiore dei casi una coppia di assist hook. Li troviamo di varie grammature, forme e colori ed hanno una tipologia di utilizzo diversa da quella dei jig tradizionali. Essi infatti ci consentiranno di catturare prede inusuali per lo spinning quali grossi sparidi come pagelli e orate. Il loro utilizzo si presenta un tantino più complicato dei loro cugini. Infatti verranno recuperati o a balzetti o facendoli letteralmente saltellare sul fondale. Il loro utilizzo infatti si presta bene sui fondali a basso rischio incaglio prevalentemente sabbiosi. Qui noi li faremo saltellare e strisciare sul fondo facendo sollevare sabbia e detriti e richiamando inevitabilmente sia predatori che i grufola tori che, nel maggiore dei casi, attaccheranno l’esca per lo più perché infastiditi.

UNO SGUARDO ALL’ATTREZZATURA

Anche se sul mercato si stanno affacciando prepotentemente aziende che hanno sviluppato attrezzi specifici per lo shore jigging, cerchiamo di dare un quadro preciso dell’attrezzatura da impiegare in questa tecnica di pesca. Le canne dovranno essere molto nervose, diciamo con un’azione fast, ed avranno una lunghezza compresa tra i 2.10 e 2.70 mt, ovviamente la lunghezza della canna sarà selezionata in base al luogo di pesca in cui stiamo operando, personalmente una 2.40 è il giusto compromesso tra maneggevolezza e sicurezza nell’azione di pesca. La potenza massima di lancio si aggirerà intorno agli 80 gr, sconsiglio vivamente di utilizzare attrezzi più potenti a meno che non si scelga di utilizzare esche superiore a tale grammatura. L’azione fast della canna ci consentirà di effettuare una corretta azione di pesca in fase di recupero dell’esca, in quanto attrezzi troppo morbidi non ci daranno il giusto ritorno elastico in fase conclusiva dell’azione di jerkata. Il mulinello, al contrario dei canoni standard dello spinning, deve avere un rapporto di recupero elevato, diciamo tra i 5:1 e i 5.5:1, questo perché nello specifico della tecnica come accennato precedentemente bisogna recuperare l’esca in maniera veloce. Essendo quindi una pesca in velocità abbiamo la necessita di ferrare in maniera decisa la preda quindi i mulinelli, inoltre, devono necessariamente essere dotati di una frizione molto potente in grado di non “sviolinare” in caso di ferrata. Caricheremo nelle bobine dei nostri mulinelli del buon multifibra di diametro compreso tra lo 0.18 e lo 0.24, a cui applicheremo, mediante un bimini twist o un nodo di sangue un terminale di circa 70 cm di nylon in fluorocarbon del diametro compreso tra lo 0.40 e lo 0.60. infine un solid ring o un moschettone a sgancio rapido di ottima fattura completano l’opera.

I LUOGHI

Sicuramente lo shore jigging è una tecnica di pesca che possiamo utilizzare in qualsiasi ambiente proprio dello spinning da riva col vantaggio che potremo pescare in prossimità del fondo in quei posti dove a pochi metri da riva si trovano profondità già elevate. Allora spazio alle alte scogliere a picco che sprofondano repentinamente nel blu, i lunghi bracci di una diga foranea (dove è consentita la pesca) che si estendono per kilometri in mare e le spiagge a granulometria grossa che ci consentono di trovare profondità impensabili a pochi metri da riva come ad esempio le famosissime spiagge ciottolose della Calabria.

 

AZIONE DI PESCA

Concludiamo analizzando l’azione di pesca vera e propria. Se intendiamo pescare in prossimità del fondo, una volta effettuato il lancio, faremo scendere le nostre esche, con l’accortezza di essere pronti, una volta toccati il fondo, a chiudere l’archetto e recuperare immediatamente per evitare spiacevoli incagli. Il recupero se intendiamo catturare pesci di fondo quali cerniotti o dentici deve essere effettuato a dente di sega utilizzando la tecnica di recupero del long jerk. Continui rilasci e recuperi faranno lavorare la nostra esca più o meno sempre alla stessa altezza dal fondo. Se intendiamo catturare leccie, serra, ricciole, palamite, ecc. dovremo recuperare prevalentemente recuperare con la tecnica dello short jerk, magari alternando anche i due tipi di recupero, avendo l’accortezza di sondare tutti i vari strati dell’acqua, avendo così un range d’azione vastissimo. Per la pesca in superficie, consiglio di far spiattellare l’esca nei primi metri di recupero in modo tale da creare un effetto di richiamo irresistibile. Non ci resta che aspettare l’abboccata, ferrare prontamente e iniziare il recupero della preda che in conclusione ci avrà fatti divertire comunque e merita senza ombra di dubbio di tornare nel suo habitat naturale per continuare a vivere e magari regalarci ancora grandi emozioni..restate in onda…

Antonio Laporta

 


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